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Come una PMI metalmeccanica ha ridotto i tempi di setup del 60% con il cambio rapido attrezzature: un caso reale

Il problema nascosto che rallenta le PMI metalmeccaniche italiane

Nelle piccole e medie imprese metalmeccaniche, uno dei principali nemici della produttività non è il macchinario obsoleto né la mancanza di ordini: è il tempo perso tra una lavorazione e l’altra. I tempi di setup, ovvero le operazioni di cambio attrezzatura, regolazione e messa a punto della macchina tra un lotto e il successivo, possono arrivare a erodere fino al 25-30% della capacità produttiva disponibile.

È esattamente il problema che si trovava ad affrontare una PMI lombarda specializzata in lavorazioni di carpenteria e saldatura su commessa, con circa 45 dipendenti e un parco macchine composto da centri di lavoro verticali, presse piegatrici e impianti di saldatura MIG/MAG. L’azienda produceva lotti medio-piccoli per clienti del settore impiantistico, con frequenti cambi di codice e geometria: un contesto in cui il setup era praticamente continuo.

La diagnosi: mappare il tempo perduto prima di intervenire

Il primo passo del progetto, avviato nel 2023 con il supporto di un consulente esterno specializzato in lean manufacturing, è stato misurare con precisione cosa accadeva davvero durante ogni cambio attrezzatura. Nessun dato veniva raccolto sistematicamente: la durata del setup era stimata a occhio dai responsabili di reparto, e i valori dichiarati erano quasi sempre ottimistici.

Attraverso una campagna di videoregistrazione e cronometraggio su 30 cicli di setup distribuiti su tre settimane, è emerso un quadro molto diverso da quello percepito. Il tempo medio di setup sulle presse piegatrici era di 47 minuti, contro i 20 dichiarati. Sui centri di lavoro verticali si arrivava a 68 minuti. Le cause principali erano tre:

  • Ricerca fisica degli utensili e delle attrezzature in magazzino, spesso non ordinate né etichettate
  • Regolazioni a tentativi sulle quote macchina, con scarti da rilavorare prima di ottenere il primo pezzo buono
  • Interruzioni per recuperare documentazione tecnica (disegni, programmi CNC, schede di lavorazione) non disponibile in formato digitale a bordo macchina

Questa fase diagnostica è fondamentale e viene spesso sottovalutata. Senza dati reali, qualsiasi intervento rischia di curare il sintomo sbagliato.

La soluzione: metodologia SMED adattata alla realtà della PMI

La metodologia SMED (Single Minute Exchange of Die), sviluppata da Shigeo Shingo per Toyota, prevede di separare le attività interne al setup (eseguibili solo a macchina ferma) da quelle esterne (eseguibili mentre la macchina produce) e di convertire il maggior numero possibile di attività interne in esterne.

Nel caso di questa PMI, l’applicazione pratica ha seguito tre direttrici parallele:

  • Organizzazione fisica del magazzino utensili: introduzione di carrelli dedicati per ogni famiglia di lavorazione, con utensili pre-assemblati e pronti all’uso. Ogni carrello viene preparato dall’operatore durante l’ultima ora del lotto precedente, senza fermare la macchina.
  • Digitalizzazione della documentazione a bordo macchina: installazione di tablet industriali su ciascun centro di lavoro, collegati al server aziendale, con accesso immediato a programmi CNC, disegni tecnici e schede di lavorazione per commessa. Questo ha eliminato quasi completamente le interruzioni per recupero documentazione.
  • Introduzione di portautensili a cambio rapido e offset presettati: ogni utensile viene misurato fuori macchina con un presettatore ottico. Le quote vengono caricate nel gestionale e trasferite automaticamente al controllo numerico. Il primo pezzo prodotto dopo il setup è quasi sempre conforme, azzerando i cicli di prova.

L’investimento complessivo, comprensivo di hardware, software gestionale e consulenza, si è attestato intorno ai 85.000 euro, in parte coperto dagli incentivi del piano Transizione 4.0 grazie all’interconnessione dei dispositivi con il sistema di gestione della produzione.

I risultati dopo dodici mesi: numeri concreti

A distanza di un anno dall’implementazione completa, i dati raccolti attraverso il nuovo sistema di monitoraggio digitale parlano chiaro. Il tempo medio di setup sulle presse piegatrici è sceso da 47 a 19 minuti: una riduzione del 60%. Sui centri di lavoro verticali il miglioramento è stato del 54%, passando da 68 a 31 minuti.

L’effetto più rilevante, però, non è solo la riduzione del tempo in sé: è la capacità produttiva recuperata. Con gli stessi macchinari e lo stesso numero di operatori, l’azienda ha aumentato il numero di lotti lavorati per settimana del 22%, senza straordinari aggiuntivi. Questo ha permesso di accettare commesse con lotti più piccoli e lead time più brevi, aprendo mercati prima inaccessibili per ragioni di convenienza economica.

Un beneficio inatteso è stato l’impatto sul morale degli operatori. La riduzione del caos organizzativo, la disponibilità immediata di documentazione corretta e la diminuzione degli scarti da primo pezzo hanno reso il lavoro meno frustrante. Il turnover nel reparto produzione si è azzerato nei dodici mesi successivi all’implementazione.

Cosa possono imparare le altre PMI metalmeccaniche da questo caso

Il caso di questa azienda lombarda non è un’eccezione: è replicabile in qualsiasi PMI metalmeccanica che lavori su commessa con lotti variabili. I presupposti non sono tecnologie sofisticate né budget ingenti, ma rigore metodologico e volontà di misurare prima di intervenire.

Alcuni principi trasferibili immediatamente:

  • Non fidarsi delle stime verbali dei tempi di setup: misurare sempre con dati oggettivi
  • Coinvolgere gli operatori nella fase di analisi: conoscono meglio di chiunque le inefficienze reali
  • Partire dagli interventi a basso costo (organizzazione fisica, documentazione digitale) prima di investire in hardware
  • Verificare sempre l’ammissibilità agli incentivi fiscali: spesso la digitalizzazione di bordo macchina rientra nel perimetro Transizione 4.0

Per le PMI che vogliono confrontarsi direttamente con fornitori di soluzioni per il cambio rapido attrezzature, sistemi di presettaggio e software di gestione della produzione, DGItal Mec Show rappresenta un punto di incontro digitale B2B dove è possibile esplorare cataloghi interattivi, richiedere dimostrazioni e avviare contatti commerciali qualificati senza spostarsi dalla propria sede.

La competitività nella metalmeccanica italiana si gioca sempre più sui minuti recuperati tra un lotto e l’altro. Chi impara a gestirli vince sul mercato; chi li ignora li regala alla concorrenza.

Domande frequenti

Cos’è la metodologia SMED e come si applica in una PMI metalmeccanica?

SMED (Single Minute Exchange of Die) è una metodologia lean che mira a ridurre i tempi di cambio attrezzatura separando le attività eseguibili a macchina ferma da quelle eseguibili durante la produzione. In una PMI metalmeccanica si applica attraverso l’organizzazione del magazzino utensili, la digitalizzazione della documentazione e l’uso di portautensili a cambio rapido con offset presettati.

Quanto si può ridurre il tempo di setup in una pressa piegatrice con il cambio rapido?

Con l’applicazione sistematica della metodologia SMED e l’introduzione di utensili presettati fuori macchina, è possibile ridurre il tempo di setup su una pressa piegatrice del 50-65%. Nel caso studio descritto, il tempo medio è sceso da 47 a 19 minuti, liberando capacità produttiva significativa senza investimenti in nuovi macchinari.

Il presettaggio utensili rientra negli incentivi Transizione 4.0?

Sì, i sistemi di presettaggio ottico collegati al controllo numerico e integrati con il gestionale di produzione possono rientrare negli incentivi Transizione 4.0, a condizione che soddisfino i requisiti di interconnessione con i sistemi informativi aziendali. È consigliabile verificare caso per caso con un consulente fiscale specializzato prima dell’acquisto.

Quali sono i primi passi per ridurre i tempi di setup in un’officina metalmeccanica?

Il primo passo è misurare i tempi reali con cronometraggio o videoregistrazione, non affidarsi alle stime verbali. Poi si identificano le cause principali di perdita di tempo: ricerca utensili, regolazioni a tentativi, recupero documentazione. Solo dopo si interviene con soluzioni organizzative e tecnologiche, partendo dagli interventi a basso costo e massimo impatto.

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