La saldatura robotizzata è un tipo di saldatura che viene effettuata tramite l’uso di impianti robotizzati in grado di eseguire tutte le diverse tipologie di saldatura – MIG, MAG, TIG, laser, a resistenza, a energia concentrata, etc.
Per le aziende metalmeccaniche che vogliano aumentare la produttività aziendale e affrontare al meglio la concorrenza globale, investire in robot di saldatura può risultare realmente vantaggioso, soprattutto quando si rende necessaria l’esecuzione di saldature ripetitive o si mira a ridurre la produzione di materiale di scarto.
La saldatura robotizzata rappresenta quindi un notevole avanzamento nel campo delle lavorazioni meccaniche, in quanto l’utilizzo di sistemi robotici permette di ridurre gli errori in fase di lavorazione e comporta, in generale, minori rischi rispetto alla saldatura manuale.
Tuttavia, i robot di saldatura richiedono investimenti importanti, e per le aziende che producono quantità limitate di prodotti da saldare, potrebbe essere più vantaggioso mantenere il reparto di saldatura manuale piuttosto che investire su impianti di saldatura robotizzati. Questo perché sui piccoli progetti l’operatore manuale è sicuramente più rapido e flessibile rispetto all’impianto robotizzato.
Sebbene l’industria metalmeccanica guardi con interesse all’automatizzazione dei processi di lavorazione e dei processi di saldatura, è anche vero che un operatore manuale ha una maggiore flessibilità operativa rispetto ad un’isola robotizzata.
Questo vuol dire che nel caso di progetti con un basso grado di ripetibilità, la presenza dell’operatore sarà ancora necessaria. Inoltre, l’istallazione dei robot di saldatura comporta un importante investimento iniziale, così come la loro eventuale manutenzione.
Perciò, una strategia combinata che integri sia la saldatura manuale che quella robotizzata, può rappresentare la scelta più equilibrata per bilanciare le eventuali limitazioni dell’operatore o dell’impianto e, allo stesso tempo, portare risultati di lavorazione ottimali e sostenibili nel lungo periodo.
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Il costo di un impianto di saldatura robotizzata varia in base alla complessità e alla tipologia scelta. Un robot di saldatura MIG/MAG entry-level parte da circa 50.000-80.000 euro, mentre sistemi più avanzati con celle complete possono superare i 200.000 euro. Esistono incentivi fiscali come il Piano Transizione 5.0 che permettono di ammortizzare parte dell’investimento.
La saldatura robotizzata è diffusa soprattutto nell’automotive, nella produzione di strutture metalliche, nell’industria degli elettrodomestici e nel settore aerospaziale. Qualsiasi comparto metalmeccanico con produzioni medio-alte e geometrie ripetitive può trarre vantaggio dall’automazione della saldatura, riducendo tempi ciclo e migliorando la qualità del giunto.
No, almeno nel breve-medio periodo. I saldatori qualificati restano indispensabili per lavorazioni custom, prototipi, geometrie complesse e piccole serie. L’automazione ridistribuisce il lavoro: l’operatore si occupa della programmazione, del controllo qualità e della manutenzione del robot, acquisendo competenze a maggiore valore aggiunto.
La scelta dipende da volume produttivo, tipologia di saldatura richiesta, materiali lavorati e spazio disponibile. È fondamentale analizzare il ROI atteso e consultare un integratore specializzato. Per produzioni superiori a 10.000 pezzi/anno con geometrie standardizzate, l’investimento in saldatura robotizzata si ripaga generalmente entro 2-4 anni.
Nel 2024-2025 la saldatura robotizzata si arricchisce di nuove tecnologie: i sistemi collaborativi (cobot) abbassano la soglia d’ingresso anche per le PMI, rendendo l’automazione accessibile a produzioni più flessibili. L’integrazione con la visione artificiale e l’intelligenza artificiale consente ai robot di adattarsi in tempo reale a variazioni dimensionali del pezzo. Inoltre, il Piano Transizione 5.0 offre crediti d’imposta fino al 45% per chi investe in impianti di saldatura robotizzata interconnessi e ad alta efficienza energetica.